Curriculum Vitae et Studiorum

Presentazione

Il Dott. Mario Fusco è specialista in Neurochirurgia e si occupa da anni del trattamento medico e chirurgico delle patologie della colonna vertebrale e del midollo spinale.

È Responsabile della Chirurgia della Colonna Vertebrale presso la Clinica S. Carlo di Paderno Dugnano (MI), collabora con la Clinica Villa Verde di Reggio Emilia, la Clinica San Gaudenzio di Novara e la Clinica Montanari di Morciano di Romagna, operando ed effettuando ambulatori specialistici sia in convenzione con il SSN che in Libera Professione.

Il Dott. Mario Fusco si è specializzato in Neurochirurgia presso l’Università Federico II di Napoli, dopo aver frequentato per due anni il reparto di Neurochirurgia del Nordstadt Krankenhaus e la Sala Settoria ed il Laboratorio di Anatomia Chirurgica dell’Università di Medicina e Chirurgia, ad Hannover, in Germania.

È stato dal gennaio 2000 all’aprile 2007 Dirigente Medico di I Livello presso UO di Neurochirurgia dell’azienda Ospedaliera “Ospedali Riuniti di Bergamo”.

Dal 2007 al 2016 ha ricoperto il ruolo di Aiuto della UF di Chirurgia della Colonna della Clinica Gavazzeni di Bergamo.

È dal 2006 Responsabile della Divisione di Terapia e Riabilitazione delle Patologie Vertebro-Midollari del Gemini Group, Istituto di Ricerca e Terapia delle Patologie Posturali, della Deambulazione, della Colonna Vertebrale e del Midollo Spinale, in Bergamo. All’interno del Gemini Group ricopre la carica di Direttore Scientifico, sperimentando e coordinando l’aspetto scientifico dei programmi di ricerca e delle terapie utilizzate dal Gemini Group in rapporto con l’Università degli Studi Milano-Bicocca; frutto di tale collaborazione sono gli articoli scientifici pubblicati su riviste indicizzate, sia in lingua italiana che inglese.

In collaborazione con un Team Multidisciplinare formato da fisiatri, medici esperti di postura, ortopedici e fisioterapisti, il Dr. Mario Fusco affronta le problematiche inerenti le Patologie della Colonna Vertebrale e del Midollo Spinale dal primo e più immediato aspetto clinico-diagnostico a quello terapeutico d’impronta medica, chirurgica e riabilitativa, appoggiandosi a rinomate Strutture Ambulatoriali, Cliniche e Case di Cura, sia accreditate SSN che private.

La filosofia del Team è quella della centralità della persona, utilizzando un approccio multidisciplinare “concordato” ed una rigorosa continuità assistenziale, per ottenere una visione globale della problematica clinica dell’ammalato e porre in essere le terapie più innovative e con minor peso biologico, al fine di ottenere il miglioramento della qualità di vita del paziente.

Esperienze di lavoro nazionali ed internazionali

Luglio 2016 a tutt’oggi: Responsabile Chirurgia della Colonna
Ospedali Privati Nigrisoli – Villa Regina – Bologna
Terapia medica e chirurgica delle patologie vertebro-midollari.

10 aprile 2007 - luglio 2016: Aiuto Neurochirurgo
U.F. Chirurgia della Colonna – Clinica Gavazzeni – Bergamo
L’interesse è particolarmente indirizzato verso la terapia medica e chirurgica delle patologie vertebro-midollari.

1 febbraio 2000 - 31 marzo 2007: Dirigente Medico I livello
U.O. di Neurochirurgia - Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Bergamo – Bergamo
Durante tale periodo sono state svolte le attività cliniche, chirurgiche e didattiche proprie del Reparto. L’interesse è stato particolarmente indirizzato verso la terapia medica e chirurgica delle patologie vertebro-midollari.

Luglio 1998 – gennaio 2000: Neurosurgeon in training.
Dipartimento di Neurochirurgia - Nordstadt Hospital – Medizinische Hochschule (Università di Medicina) - Hannover, Germania. (Dir. Prof. M. Samii)
Durante tale periodo sono state svolte tutte le attività clinico-chirurgiche della Struttura (attività chirurgica e di reparto, discussione quotidiana dei casi clinici, briefing neuroradiologici) ed è stato frequentato il Laboratorio di Neurochirurgia dell’Università di Hannover per studi di dissezione microanatomica su cadavere.
L’interesse è stato particolarmente indirizzato verso la chirurgia del basicranio.
Presso la Medizinische Hochschule (Università di Medicina) di Hannover, è stata elaborata la tesi di Specialità “Golfo Venoso Sfeno-petro-clivale: studio microanatomico ed implicazioni chirurgiche”, presentata al XLVIII Congresso della Società Italiana di Neurochirurgia a Copanello (CZ), 12 – 15 settembre 1999 e pubblicata in extenso sul Journal of Neurosurgery (rivista ufficiale della Società Nord-Americana di Neurochirurgia) - J Neurosurg. 2003 Aug;99(2):366-75.

Novembre 1994 - ottobre 1999: Specializzando in Neurochirurgia.
Divisione di Neurochirurgia - Università degli Studi “Federico II” – Facoltà di Medicina e Chirurgia, Napoli.
Le attività svolte durante tale periodo comprendono la gestione dei pazienti e la partecipazione agli interventi chirurgici, assumendo gradualmente responsabilità maggiore; l’apprendimento delle tecniche operatorie con partecipazione a tutte le procedure, alla chirurgia transsfenoidale, neuroendoscopica, del basicranio, del rachide e del midollo spinale, del sistema nervoso periferico, endovascolare e pediatrica. Supervisione degli studenti interni e degli specializzandi più giovani, oltre alla preparazione del materiale didattico e delle comunicazioni scientifiche.

Gennaio 1992 - novembre 1994: Studente Interno presso la Divisione di Neurochirurgia dell’Università degli Studi “Federico II” – Facoltà di Medicina e Chirurgia, Napoli.
Durante tale periodo l’interesse è stato particolarmente indirizzato verso il trattamento medico e chirurgico della nevralgia trigeminale idiopatica. Su tale argomento è stata elaborata la tesi di Laurea.

ISTRUZIONE

Luglio 1988: Diploma di Maturità Classica.
Seminario Minore Arcivescovile "Istituto Paolo VI", Napoli
Voti 47/60.

FORMAZIONE ACCADEMICA

29 ottobre 1999: Diploma di Specialista in Neurochirurgia
Università degli Studi di Napoli Federico II – Facoltà di Medicina e Chirurgia.
La durata del Corso di Studi è stato di 5 anni (Artt. 4 e 5 del D.L. vo. N. 257 dell’8.9.91)
Voti: 50/50 cum laude
Tesi: "Il Golfo Venoso Sfeno-Petro-Clivale: studio microanatomico ed implicazioni clinico-chirurgiche”.
La Tesi, di tipo sperimentale, frutto di studi microanatomici di dissezione su cadavere, è stata sviluppata nei Laboratori della Divisione di Neurochirurgia dell’ Università di Hannover, in Germania.

Giugno 1995: Iscrizione all’Albo dei Medici-Chirurghi della provincia di Napoli
Scheda n° 35423, n° di identificazione: 27450.

Aprile 1995: Diploma di Abilitazione all’Esercizio Professionale
Università degli Studi di Napoli Federico II – Facoltà di Medicina e Chirurgia
Voti: 90/90

Luglio 1994: Diploma di Laurea in Medicina e Chirurgia
Università degli Studi di Napoli Federico II – Facoltà di Medicina e Chirurgia
Voti: 110/110 cum laude e menzione academica
Tesi: "Trattamento combinato della nevralgia trigeminale idiopatica mediante termo- e chimiorizolisi retrogasseriana”.
La Tesi è frutto di uno studio clinico condotto sui pazienti afferiti presso l’Ambulatorio del Dipartimento di Scienze Neurologiche e Chirurgia del Sistema Nervoso della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli.

CORSI DI FORMAZIONE / SPECIALIZZAZIONE

15-18 novembre 2011: EANS CME Spine course Part 1 - Cervical Spine.
Leida – Olanda

18-20 maggio 2006: AOSpine New Concepts in Spine Surgery and Navigation.
Murnau/Heimstetten - Germania.

11-13 maggio 2006: AOSpine Master Interactive Course.
Gubbio - Italia.

10-11 febbraio 2006: Principi di Radioprotezione.
Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Bergamo (BG) - Italia.

23-25 novembre 2005: Prodisc Cercical and Lumbar Spine Artroplasty Course.
Roma -Italia.

10 giugno 2005: Il consenso informato in Neuroscienze.
Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Bergamo (BG) - Italia.

6-7 maggio 2005: Endoscopic Pituitari Surgery. 5th International Hands-on Workshop.
Università degli Studi di Napoli “Federico II” - Italia.

6-8 giugno 2004: XVIII Corso per Giovani Neurochirurghi.
Pomezia Terme (Roma) - Italia.

22 gennaio 2003: Live Surgery Symposyum
Maurice M.E. Muller Research Center for Orthopaedic Surgery. Berna - Svizzera

30 novembre 2002: Le metastasi cerebrali: approccio multidisciplinare.
Università degli Studi di Bergamo - Italia.

22-28 novembre 2002: XX International Course on Clinical Neurosurgery
International Neurological Institute. Hannover - Germania.

27 novembre - 2 dicembre 1999: XVII International Course on Clinical Neurosurgery
Nordstadt Hospital, Hannover, Germania.

5 – 10 dicembre 1998: XVI International Course on Clinical Neurosurgery
Nordstadt Hospital. Hannover - Germania.

26 - 28 marzo 1998: II Portuguese Corse on Neurosurgery
Caldas da Rainha. Lisbona - Portogallo.

DIDATTICA

21 marzo 2002: Lezione “Anatomia e fisiologia del Sistema Nervoso Centrale” (2 ore).
Corso di Primo Soccorso e Aspiranti Volontari del Soccorso.
Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Bergamo.

24 giugno 2002: Lezione “Trauma cranico e vertebrale e disabilità
NAD Europe (National Association Diving) – Disabled Swimming technical Standard

10 gennaio 2001: Lezione: “Le principali patologie neurochirurgiche: problemi di assistenza infermieristica” (1,30 ore).
Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Bergamo.

LINGUE STRANIERE (Italiano: lingua madre)

Inglese: buona conoscenza dell’inglese scritto e parlato.
- 4 ottobre 1999: I.E.L.T.S Certification
British Council di Monaco, Gemania.

Tedesco: Conoscenza di base del tedesco parlato.

INTERESSI

Buona conoscenza di MS-DOS, Ambiente Windows e " Office Suite"
Nel giugno 1998 creazione della pagina Web della Divisione di Neurochirurgia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli (http://www.unina.it/neurochirurgia).

Intervista al Dr. Fusco

intervista

Dr. Fusco, quali sono le patologie che possono colpire la colonna vertebrale?

Sono patologie a genesi degenerativa, traumatica, infettiva, o tumorale, che coinvolgono le strutture ossee, articolari, legamentose della colonna vertebrale e che, più spesso in un secondo momento, possono interessare anche le strutture nervose (radici nervose e/o midollo spinale). La causa che con maggior frequenza porta a problematiche della colonna vertebrale è quella degenerativa, legata cioè alla ”usura” della colonna vertebrale come conseguenza delle attività che svolgiamo nella vita di tutti i giorni e anche delle posture che assumiano, sia da svegli che durante il sonno. La patologia degenerativa della colonna vertebrale può portare ad un’ernia discale, ad una sofferenza del disco (discopatia) con restringimento del canale vertebrale (stenosi) fino a scivolamenti di una vertebra sull’altra (spondilolistesi) con cambiamento della forma della colonna vertebrale (scoliosi degenerativa). Le patologie degenerative nel loro insieme rappresentano le forme cliniche che con maggior frequenza sono causa di dolore alla colonna vertebrale (rachide) ed agli arti superiori ed inferiori. La manifestazione clinica più frequente, infatti, soprattutto all’esordio, è il dolore localizzato alla colonna vertebrale, in ordine di frequenza nella regione lombare (lombalgia), cervicale (cervicalgia), dorsale (dorsalgia). A volte il dolore può irradiarsi lungo il decorso di una radice nervosa degli arti inferiori (lombo-sciatalgia e lombo-cruralgia) o degli arti superiori (cervico-brachialgia). Successivamente, a distanza variabile dall’esordio del dolore, possono comparire anche sintomi neurologici: debolezza muscolare fino alla perdita della funzione motoria di un muscolo o gruppo muscolare, intorpidimento o alterazioni della sensibilità delle estremità degli arti e, nei casi più gravi, anche difficoltà nel controllo degli sfinteri rettale e urinario. Per fortuna il decorso clinico delle patologie degenerative, tranne rare eccezioni, è piuttosto lento e le strategie terapeutiche fanno sì che oggi non si arrivi più alle espressioni cliniche più gravi. Ciò nonostante, il dolore alla colonna lombare rimane una delle prime cause di accesso all’ambulatorio del medico di base, di inabilità temporanea con allontanamento dal lavoro ed incide significativamente sulla spesa sanitaria.

Chi si occupa del trattamento delle patologie della colonna vertebrale?

A causa della diversa origine delle problematiche della colonna vertebrale e delle diverse possibilità di approccio diagnostico e terapeutico, un vasto numero di specialisti può avvicinare in tempi diversi il paziente (ortopedico, fisiatra, posturologo, neurologo, neurochirurgo, terapista del dolore), suggerendo a volte soluzioni che possono apparire o possono realmente essere, diverse o addirittura in “conflitto” tra loro.

Come si fa a diagnosticare un problema alla colonna vertebrale? Quali esami bisogno effettuare?

La cosa più importante è la valutazione clinica del paziente, mediante una attenta anamnesi e un appropriato esame obiettivo/neurologico. Bisogna dedicare anche una parte della visita alla valutazione degli aspetti psicologici e socioeconomici, perché giocano un ruolo importante nella cronicizzazione del mal di schiena e della disabilità. In assenza di segni o sintomi di possibile grave patologia spinale o neurologica non vi è l’indicazione a eseguire nessun tipo di ulteriore approfondimento diagnostico, perché nella grande maggioranza dei casi la sintomatologia si risolve, ma se il dolore persiste è raccomandato effettuare una diagnostica per immagini mediante RX, TC ed RM, a seconda del caso: una RX è molto appropriata in caso di trauma, osteoporosi, età superiore a 70 anni, l’RM è l’esame più appropriato se si sospetta una patologia discale o vi sono segni di compromissione neurologica, la TAC unita all’RM sono in grado di offrire al medico la possibilità di effettuare una corretta diagnosi nella quasi totalità dei casi.

Quali possibilità terapeutiche esistono oggi?

In fase acuta, oltra ai farmaci, la terapia è fisica e comportamentale: bisogna fornire al paziente informazioni circa la sua patologia, rassicurazioni circa la buona prognosi e suggerimenti adeguati per ridurre l’ansia, raccomandando di rimanere attivi e continuare l’abituale attività, nei limiti del dolore, mantenendo una postura corretta; il riposo prolungato a letto è sconsigliato. Nelle situazioni croniche i punti cardine della terapia, oltre al controllo del dolore, sono un assetto posturale adeguato, evitare i carichi in eccesso e sforzi fisici, praticare con stanza e progressività esercizio fisico, volto alla tonificazione e rinforzo della muscolatura parvertebrale soprattutto. In caso di fallimento della terapia conservativa è raccomandato l’invio del paziente al neurochirurgo, soprattutto se la sintomatologia è grave e disabilitante, persiste senza miglioramento o con peggioramento, o ci sono segni di compressione neurologica. Nei casi non suscettibili di terapia chirurgica è possibile un approccio del terapista del dolore.

Dr. Fusco, qual è il suo personale atteggiamento nei confronti del paziente?

Più che di atteggiamento parlerei di filosofia di lavoro, che ha pochi semplici punti cardine: quello più importante è la centralità del paziente. Il paziente, cioè, con le sue esigenze fisiche, psicologiche e socio-economiche è posto al centro del percorso di cura, che va individualizzato poiché particolare per ogni paziente è la manifestazione clinica di un problema della colonna vertebrale e particolare deve essere il percorso di cura. Per ottenere tale obiettivo ritengo indispensabile il lavoro in TEAM improntato alla multidisciplinarietà e alla continuità assistenziale: il paziente è assistito per tutto il percorso diagnostico e terapeutico da più specialisti (neurochirurgo, posturologo, osteopata, fisioterapista, tecnico ortopedico, nutrizionista) che, abituati a lavorare insieme in maniera affiatata secondo un programma condiviso, interagiscono strettamente utilizzando i medesimi principi diagnostici e terapeutici, apportando ognuno le proprie competenze, al fine di garantire una visione globale (olistica) della problematica clinica per porre in atto le migliori e più innovative soluzioni terapeutiche mediche, riabilitative e, ove necessario, chirurgiche.

Quali sono i pazienti candidati all’intervento chirurgico?

Soltanto una piccola parte dei pazienti valutati (circa 5-10%) necessita di un trattamento chirurgico, il cui scopo è quello di migliorare la qualità di vita del paziente in presenza di una sintomatologia dolorosa non altrimenti controllata o addirittura di deficit neurologici (in questo ultimo caso il trattamento chirurgico è quasi obbligatorio). Le tecniche chirurgiche utilizzate sono all’avanguardia, sia per la bassa invasività biologica che per l’innovatività delle metodiche. Gli approcci mini-invasivi o percutanei ed il pressoché costante utilizzo del microscopio operatorio, garantendo piccole incisioni cutanee e una minima manipolazione della muscolatura paravertebrale, consentono alle persone anche più anziane una rapida mobilizzazione ed un più precoce rientro alle usuali attività della vita quotidiana.

In cosa consiste l’intervento di XLIF, che oggi è ritenuto uno degli interventi più efficaci sulla colonna vertebrale?

Negli ultimi anni vi è stato un grande progresso nella chirurgia vertebrale, che soltanto che è “addetto ai lavori” è stato in condizione di assimilare. Il progresso maggiore è stato quello dell’introduzione del concetto di miniinvasività, che non vuol dire soltanto, come comunemente si pensa, “fare un approccio piccolo e quindi piccolo taglio”; la miniinvasività non si misura in centimetri, ma vuol dire portare il minor discomfort possibile per il paziente, quindi taglio piccolo, ma minor sofferenza muscolare possibile, minori perdite ematiche, più precoce mobilizzazione del paziente e pronta dimissione dall’ospedale con più breve periodo di convalescenza prima della ripresa della vita di tutti i giorni. L’intervento chirurgico di fusione intersomatica lombare per via extreme-lateral (il cui acronimo è appunto XLIF), effettuato in pochissimi centri specializzati in Italia, sintetizza tutti questi concetti e consente, controllando continuamente lo stato di salute dei nervi durante l’intervento con un monitoraggio elettrofisiologico, attraverso un piccolo approccio sul fianco, sopra alla cresta iliaca, di ottenere una eccellente fusione delle vertebre coinvolte nel fenomeno degenerativo e nel contempo una correzione della forma della colonna, per rendere quanto più “ergonomica” la funzionalità della colonna vertebrale. Il paziente può camminare dal giorno successivo all’intervento e tornare a casa dopo 3-4 gg di ricovero ed al lavoro, in genere, dopo circa 45-60 gg.