Dr Mario Fusco
Neurochirurgo

Mario Fusco - MioDottore.it

Chi è il Chirurgo Vertebrale?

La risposta che viene più immediata e spontanea è: “il medico che opera alla schiena”. Invece rispondere a questa domanda non è così semplice ed immediato, almeno non senza fare delle doverose premesse.

Quante volte un mal di schiena viene ad interrompere bruscamente le nostre attività? Durante il gioco, il lavoro o semplicemente nel sollevare lo zaino del nipotino che siamo andati a prendere a scuola? E il fastidioso dolore al collo che ci tormenta quando siamo distesi a letto o guardiamo la TV comodi sul divano, proprio durante il meritato riposo, dopo una giornata di lavoro… Tutte queste condizioni, che molto spesso non hanno alla base nessuna causa più grave di una “fisiologica curva del tempo” della colonna vertebrale, chiamata età o legata allo stile di vita (lavorativo e non), sono etichettate dagli “esperti del settore” con termini del tipo lombalgia, cervicalgia, rachialgia etc… o, per dirla con più semplicemente, “patologie della colonna vertebrale”.

Queste patologie sono un gruppo ampio di malattie a genesi degenerativa (l’usura di cui sopra), traumatica, infettiva e purtroppo anche tumorale, che coinvolgono le strutture ossee, articolari, legamentose e muscolari della colonna vertebrale e che, più spesso in un secondo momento, possono interessare anche le strutture nervose (radici nervose e/o midollo spinale). La causa più frequente è quella degenerativa, cioè legata all’usura del tempo (arTosi), che per alcune persone non va di pari passo con l’età ma è più avanzata, determinando una patologia.

La manifestazione clinica più frequente è il dolore, localizzato alla colonna vertebrale (lombalgia, cervicalgia, dorsalgia) o irradiato lungo il decorso della struttura nervosa coinvolta (lombo-sciatalgia e lombo-cruralgia, agli arti inferiori e cervico-brachialgia agli arti superiori). Tali condizioni, che di per sè spesso, come detto in precedenza, non hanno alla base gravi patologie e per lo più non necessitano di trattamento chirurgico, sono tuttavia responsabili di una significativa alterazione della nostra qualità di vita, andando a compromettere l’attività lavorativa o ludico-ricreativa o addirittura i rapporti interpersonali. Sarebbe quindi preferibile, prima di arrivare a situazioni così importanti per la vita di ogni giorno, consultare uno specialista al fine di poter effettuare una diagnosi precoce e stabilire una terapia nel senso più ampio del termine, perché spesso le modificazioni a carico delle strutture della colonna vertebrale sono difficilmente reversibili quando evidenziate in una fase più avanzata o in una età meno favorevole.

La filosofia dell’approccio terapeutico a questo ampio gruppo di patologie (lombalgie e lombosciatalgie, artrosi cervicale, ernie discali lombari e cervicali, deformità degenerative del rachide dorso-lombare etc..) è quella della multidisciplinarietà e della continuità assistenziale: il paziente cioè, necessita di essere assistito per tutto il percorso diagnostico e terapeutico da più specialisti (neurochirurgo, posturologo, fisiatra, terapista del dolore etc…) che interagiscono strettamente, apportando ognuno le proprie competenze, al fine di garantire una visione globale della problematica clinica e porre in atto le migliori e più innovative soluzioni diagnostiche e terapeutiche mediche, riabilitative e chirurgiche ove necessario. Solo allora i risultati ottenuti saranno estremamente gratificanti, per il paziente e per i medici.

Rispondere, adesso, alla domanda di cui dicevamo sopra: “chi è il chirurgo della colonna vertebrale?” è molto più semplice.

Il chirurgo vertebrale è lo specialista (Neurochirurgo o Ortopedico) che si occupa a 360° del trattamento medico e chirurgico delle patologie vertebro-midollari e coordina l’attività delle altre figure mediche coinvolte.

Non è quindi solo quello “che opera o taglia” la schiena (o come spesso mi dicono adesso pazienti: dottore, ma lei lo usa il laser?), ma colui che deve saper in prima istanza riconoscere la patologia dai sintomi riferiti dal paziente, deve quindi saper ascoltare, poi saper interpretare le indagini radiologiche e elettrofisiologiche effettuate ed infine deve saper interagire con i colleghi di altre specialità per individuare la migliore terapia per il caso specifico esibito dal particolare paziente. E’ sottinteso che deve necessariamente avere le competenze chirurgiche specifiche per poter, ove necessario, affrontare in scienza e coscienza il trattamento chirurgico più adeguato.

Mi piacerebbe, infine, fare un rapido accenno alla chirurgia, mio specifico campo di interesse ma che, ripeto, non è spesso necessario, anche se a volte è indispensabile a trattare pazienti che non hanno beneficio dalla terapia medica e/o riabilitativa.

Innanzi tutto facciamo due premesse:

1- l’intervento chirurgico è uno strumento terapeutico e come tale va considerato un mezzo per migliorare la qualità di vita, purché effettuato nei tempi e nei modi idonei, e non per ottenere la guarigione o il ringiovanimento della colonna vertebrale, che è impossibile.

2- l’intervento chirurgico non è l’ultima spiaggia, quando tutte le altre terapie hanno fallito. Si correrebbe il rischio, per fare un esempio, di considerare farsi operare alla colecisti quando si è già incorsi in una situazione molto critica o addirittura in una peritonite. L’intervento chirurgico va effettuato nei tempi giusti per poter ottenere un risultato terapeutico adeguato. Anticiparlo e ritardarlo vuole dire ridurre la potenza di tale strumento terapeutico.

Le moderne tecniche chirurgiche mini-invasive e percutanee, in virtù del basso peso biologico generale, delle piccole dimensioni delle incisioni cutanee, della minima manipolazione della muscolatura paravertebrale, delle quasi assenti perdite ematiche, consentono alle persone anche più anziane una rapida mobilizzazione ed un più precoce rientro alle usuali attività della vita quotidiana. Oggi, cioè, è possibile trattare anche patologie più complesse in persone anziane o con importanti malattie associate, che prima non avrebbero potuto essere trattate, garantendo una convalescenza meno impegnativa e più breve.

Dott. Mario Fusco